![]() Spettacolo di varieta' di gusto popolare che, in passato, precedeva o seguiva la proiezione dei film nei cineteatri. Cosi' viene definto nel dizionario della lingua italiana ma l'AVANSPETTACOLO e' anche molto di piu. Questo genere teatrale che ha imperversato dagli anni 30 sin sul finire degli anni 60, subendo molteplici trasformazioni, altro non e' se non un insieme ridotto del cafe'-chantant, del varieta' e se vogliamo anche del music-hall. Espressione tipicamente italica l'Avanspettacolo trovava spazio nelle migliaia di sale sparse in tutta la penisola ed in esse si alternavano centinaia di Compagnie di giro piu' o meno note che proponevano due spettacoli giornalieri e la domenica tre ed a volte quattro. E' importante ricordare che malgrado l'Avanspettacolo fosse considerato un genere di spettacolo minore, esso ha costituito la base per la formazione di affermati artisti tra cui possiamo ricordare Toto', Fabrizi, Dapporto, Tognazzi, Billi e Riva, Taranto, Chiari, i De Rege, Banfi, Carotenuto, Croccolo, Franchi e Ingrassia, Bramieri, Sordi( l'Albertone nazionale) ed altri ancora. Tutti sono passati dalle polverose tavole dei palcoscenici di periferia prima di approdare ai fasti ed al successo della grande Rivista, lo spettacolo di serie A. ![]() Compagnie che scorrazzavano su e giu' per l'Italia con a volte un solo copione che veniva adattato a seconda del contesto in cui ci si trovava. I copioni erano dovuti alle penne di autori come Margal (Mario Gallucci), Gustavo Palazio, Alfredo Polacci, Fraro', Trevisan ed altri a cui si affiancavano firme del teatro e della rivista quali Ripp e Bel Ami, Mario Amendola, Bruno Corbucci, Dino Verde, Antonio Amurri ed altri. ![]() A fianco del bravissimo comico torinese si sono affermate ,di stagione in stagione, soubrette come Nory Morgan (all'anagrafe Aldina Tasso), Tonini Nava ( la quarta sorella della dinastia dei Nava, figlia cel comico Brugnoletto), Aurora Banfi, Silvana Koffeler, Nella Colombo, Paola Certini, Rosy Zampi (Zampini), Wilma e Maritza Zawart (le sorelle Zavattaro) e poi come non ricordare attori brillanti come Enzo Romei, Mario Marchetti, Lelio Perrelli, Gianni Liboni, Cesare Benini ed il duo Ric e Gian (Riccardo Miniggio e Gianfabio Fosco che cambio' poi il cognome in Bosco). Un ricordo speciale a Clara Gessaga il cui padre era un comico di avanspettacolo e che inizio' a recitare all'eta' di 6 anni e prosegui' la sua carriera come ballerina, soubrette e poi come caratterista fu per 15 anni al fianco di Mario Ferrero.Per ricordarli tutti ci si deve affidare a testi completi come BENE, BRAVI, BIS di Emilio Isca e da cui questi appunti sono tratti. ![]() Con questo samba tropicaleggiante, dovuto all'estro di Bracchi e D'Anzi per una rivista scritta e musicata per la compagnia di rivista Osiris/Dapporto, l'avanspettacolo metteva in scena il fascino dell'esotico, il sogno dell'avventura. Con un fondale spiegazzato e consunto dal tempo, con su due palme lussureggianti stagliate su di un cielo infuocato, quattro ballerine quattro, adorne di corolle di carta crespa e cinte da gonnelline di paglia stinte, assistite il piu' delle volte da un boy dall'eta' pensionabile, davano il meglio per rendere accettabile il sogno ad occhi aperti. Tutto questo avveniva dopo che il brillante presentatore, armatosi di un microfono e di un sorriso smagliante quasi da paresi gridava al pubblico;"Ed ora, gentili amici, sogniamo insieme. Trasferiamoci tutti nella terra dell'amore a godere il fascino dell'esotico. Chiudiamo gli occhi e voliamo laggiu', a CopaCabana...." ![]() Nell'immediato dopoguerra le compagnie di avanspettacolo avevano tutte il loro asso nella manica. Alle prime avvisaglie di un sicuro insuccesso ed alle prime bordate di fischi che si levavano dalla platea, i macchinisti calavano celermente il fondale con il campanile di San Giusto in Trieste ed un volo di candide colombe. Le ballerine entravano in scena avvolte in sgargianti tricolori e tutti insieme a cantare la canzone che parlava delle campane di Trieste e della Trieste italiana. D'incanto il pubblico zittiva e trasformava i fischi in applausi e cosi' si risollevavano le sorti della Compagnia conciliando la stessa con la platea. Non erano da meno i battibecchi che si sviluppavano tra pubblico ed artisti . Questi ultimi se poco graditi venivano apostrofati in modo molto colorito (per usare un eufemismo) dando vita ad uno spettacolo nello spettacolo, a volte anche piu' divertente dello stesso in programma. In avanspettacolo si usava molto il nome d'arte. Nomi di estrazione esterofila suggeriti da attrici d'oltre oceano o creati a tavolino da autori ed impresari. Cosi' le Filomene Quattrocchi e la Assunta Scognamiglio diventavano d'incanto Flora Davis e Hellen Dolliver. A volte anche gli attori si prestavano a questi cambiamenti e cosi' al Cine-teatro Alcione di Torino Aldo Maccione diventava Aldo Martin, Elio Piatti e suo fratello erano i fratelli Martin (i Martin si sprecavano) e Ettore Gerry Bruno era Gerry Brown. ![]() Gli impresari con maggiore disponibilita' economica acquistavano gli scenari ed i costumi delle grandi formazioni di Rivista (Macario, Dapporto, Osiris) e con il materiale di questi spettacoli si rifornivano almeno una decina di compagnie minori. L'umorismo dell'avanspettacolo viveva molto di doppi sensi e le scenette comiche si basavano spesso e volentieri sull'equivoco. Un classico e' lo sketch dove il comico dopo una "lunga astinenza" decide di andare in una casa di tolleranza senza sapere che essa non esiste piu' ed in quel palazzo ora c'e' lo studio di un dentista donna. Il resto lo lascio immaginare. Alla fine dello spettacolo il momento piu' atteso era la "passerella" dove i protagonisti sfilavano davanti al pubblico e di questo i giovani e non solo si ammassavano a bordo palcoscenico per ammirare le gambe delle ballerine. ![]() Saluti e baci/saluti e baci a tutti in quantita'/solo coi baci/si puo' trovare la felicita'...../questa e' la vita/un bacio, una carezza e passera'..../Saluti e baci/saluti e baci in quantita' L'Avanspettacolo ha caratterizzato un'epoca, coinvolto almeno due generazioni e poi....come per tutte le cose se ne e' andato lasciando un vuoto che solo quelli della mia generazione e di quella precedente alla mia possono sentire. VIVA l' AVANSPETTACOLO. ![]() Ebbene, contrariamente allo stereotipo di questo genere di spettacolo che presentava donne bellissime, brave nel canto, nel ballo e nella recitazione, Wanda Osiris non sapeva cantare, non sapeva recitare e non sapeva ballare ma aveva un appeal ed uno charme che la rendevano unica. inimitabile, affascinante. Quando appariva in scena , magari sulle note di "Sentimental" (Garinei, Giovannini, Frustaci) la platea andava in visibilio. Le ovazioni e lo scrosciare degli applausi duravano minuti su minuti rasentando dei veri record per durata ed intensita'. Quando poi la Wandissima sfilava in passerella, centinaia di mani la volevano toccare, salutare, appropriarsi di un fugace contatto sfiorandole le braccia che con un elegante volteggiare osiriano lanciavano in platea rose odoranti di Arpege. Anna Menzio, in arte Wanda Osiris, nacque a Roma nel 1905 ed il suo debutto avvenne nel 1923 appena diciottenne. In pochi anni riusci' ad affermarsi e poi dal 1938 al 1941, a fianco di Erminio Macario, si consolido' il numero UNO assoluto e da allora fu tutto un trionfo. I piu' grandi nomi dello spettacolo lavorarono con lei e poi, come sempre succede, inizio' il declino. Il malinconico congedo avvenne nella stagione 1958/59 con lo spettacolo DOPPIO ROSA...AL SEX. Come ebbe a scrivere un critico di allora, la Wandissima era diventata la piu' grande imitazione di se stessa. Nell'Aprile 1959 lo spettacolo dovette chiudere prima del tempo per motivi economici. Ed i riflettori puntati sulla Wandissima si spensero definitivamente. ![]() Ma come era la Rivista ? Se ne deve parlare al passato poiche' oggi e' impensabile mettere in scena una rappresentazione del genere. La grande rivista era uno spettacolo teatrale della durata di circa 3 ore ripartite in due tempi. Un insieme di siparietti, sketches comici, balletti, canzoni, parodie, centoni cantati sui motivi in voga ed attingendo all'attualita'. Solitamente gli autori cercavano un filo conduttore che giustificasse almeno in parte il titolo dello spettacolo ma ahime' quasi sempre, questa ricerca naufragava dopo i primi quadri e le prime cantatine. Il tutto si snocciolava in una girandola di numeri e quadri slegati tra di loro ma quasi sempre piacevolmente accettati e graditi. Gli allestimenti erano sempre di ottima fattura e di stagione in stagione c'era sempre una aperta disputa tra impresari nel superarsi e nello stupire lo spettatore. ![]() Le formazioni prevedevano un comico, un attore di spalla, una soubrette, uno o piu' caratteristi, almeno quattro soubrettine, due soubrettine di spolvero, un balletto formato da almeno dodici ballerine ed un supporto di quattro boys. Una orchestra in buca con tanto di maestro direttore (che il piu' delle volte era anche l'autore delle musiche), tecnici, direttori di palcoscenico, amministratore di compagnia ed altro. Una bella squadra. In tempo di guerra e, soprattutto nell'immediato dopo guerra, il teatro di rivista ha rappresentato l'evasione, il sogno, il distacco, per una manciata di ore, dalla cruda realta' quotidiana. Le grandi invenzioni scenografiche,le 24 gambe 24 modello coscialunga, le esiliranti gags dei comici, gli abiti sfavillanti e sfarzosi delle soubrette edulcoravano il grigiore al quale eravamo abituati dalla quotidianita'. |